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Casella di testo: Osservazioni celesti
Casella di testo: fra Costellazioni e mitologia

Casella di testo: ACQUARIO (Aquarius)
Secondo la mitologia classica, questa costellazione rappresenta Ganimede, il fanciullo di cui Giove si era invaghito (nell’antica Grecia erano abbastanza comuni gli amori omosessuali), e che aveva rapito trasformandosi in un’Aquila , e facendolo poi diventare il coppiere degli dèi, cioè colui che durante i banchetti riempiva i calici. Ebe, la precedente coppiera, era inciampata e cadendo era morta durante una cerimonia solenne. (vedi Aquila)
In altri racconti si fa invece riferimento a Deucalione, capostipite della risorta specie umana dopo il leggendario diluvio della mitologia greca. In ogni caso la costellazione fu sempre associata all’acqua e al mare, come anche quelle limitrofe dei Pesci, del Capricorno e della Balena, e questo probabilmente perchè quando, duemila anni fa, i segni zodiacali coincidevano con le rispettive costellazioni, il Sole si trovava nell’Acquario nei mesi di gennaio e febbraio, periodi molto piovosi per i paesi mediterranei. 
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ANDROMEDA (Andromeda)
stampe zodiacali

Andromeda era la bella figlia del re dell’Etiopia Cefeo e della regina Cassiopea. Cassiopea offese il dio del mare Nettuno gloriandosi della bellezza della figlia, più bella di tutte le ninfe marine, le Nereidi, e Nettuno mandò un mostro marino a devastare il regno: l’unico rimedio per placarlo era quello di incatenare Andromeda ad uno scoglio dove sarebbe stata divorata dal mostro.
Così fu fatto, ma la sventura fu scongiurata dall’eroe Perseo (figlio di Zeus e Danae), che stava tornando in patria dopo aver ucciso la Gorgone Medusa, colei che pietrificava chiunque la guardasse negli occhi (Perseo la aveva uccisa tagliandole la testa, e dal sangue che sgorgava dalla ferita era nato il cavallo alato Pegaso sul quale Perseo era poi fuggito). Grazie ai suoi sandali alati, Perseo arrivò in volo al momento giusto, trasformò il mostro in pietra semplicemente mostrandogli la testa di Medusa e poi liberò e sposò Andromeda.
Il mostro marino della leggenda corrisponde alla costellazione della Balena, così chiamato solo a causa dell’imponenza di questo animale, mentre già nelle più antiche incisioni classiche esso veniva raffigurato con le sembianze dei mostri più terrificanti ed improbabili. 
Casella di testo: Pegaso,
 secondo una etimologia fenicia del nome della costellazione, potrebbe avere il significato di polena, la figura umana o animale che ornava la prua delle navi, e ciò spiegherebbe perchè del cavallo si rappresentasse nel cielo sempre solo la parte anteriore.
AQUILA E FRECCIA (Sagittario) Ovidio racconta che Giove si era innamorato di un fanciullo, Ganimede (nell’antica Grecia erano abbastanza comuni gli amori omosessuali), e decise di rapirlo trasformandosi in un uccello. Scelse di trasformarsi in un’Aquila, capace di portare i fulmini che erano le sue armi, e rapì il giovinetto che divenne così il coppiere degli dèi, cioè colui che durante i banchetti riempiva i calici. Ebe, la precedente coppiera, era inciampata e cadendo era morta durante una cerimonia solenne. I fulmini di cui era armata l’Aquila sono rappresentati nel cielo dalla vicina costellazione della Freccia. (Vedi Acquario) Tolomeo, invece, riporta nel suo Almagesto per questa costellazione il nome di Antinoo, un giovane che era stato grande favorito presso l’imperatore Adriano e che era annegato nel Nilo nel 131 d.C. La costellazione dell’Aquila è molto antica: la sua figura ricorre anche in una pietra d’origine mesopotamica risalente al 1200 a.C. che rappresenta i cieli e che fu rinvenuta nella valle dell’Eufrate. Gli Arabi chiamarono questa costellazione Elnars-el-tair, cioè "aquila volante", e da questo nome derivò poi la denominazione di Altair per la sua stella più brillante.
La costellazione di Cassiopea risale a tempi ben più antichi dei Greci, e corrispondeva alla Casyapi sànscrita seduta con un fiore di loto nella mano, ovvero la regina del Caucaso Chasiapati, ed anche la dea Kasseba rappresentata dai Fenici come patrona della prosperità, assisa con un fascio di spighe tra le braccia. Poichè nei manoscritti arabi Cassiopea veniva indicata come "la donna seduta" e i latini la chiamavano Solium (trono, seggio), si può notare un unico filo conduttore che ha collegato popoli tanto lontani nel tempo e nello spazio.  Quella di Andromeda è una costellazione molto antica, già documentata presso le civiltà mesopotamiche. In una carta araba del X secolo essa appare come una fanciulla con le braccia alzate mentre viene aggredita dal mostro marino, mentre popoli arabi più antichi raffigurarono una foca legata con una lunga catena ad uno dei Pesci sottostanti. Riguardo a Perseo, esso viene rappresentato in cielo mentre sorregge la testa della Medusa, il cui occhio pericoloso brilla ancora nella stella Algol. La figura di questo eroe fu tanto celebre nell’antichità al punto che l’ultimo re della dinastia di Alessandro il Macedone, regnante nel II secolo a.C., si vantava di discendere direttamente dalla sua stirpe, ne aveva adottato il nome e si fece raffigurare con i suoi attributi nelle monete.

Casella di testo: AURIGA (Auriga)
Riguardo al mito dell’Auriga esistono varie versioni che concordano su un unico punto: sarebbe il mortale o l’eroe (forse Erittonio re di Atene), figlio di una divinità (in questo caso Vulcano, il fabbro degli dèi), che per primo seppe aggiogare i cavalli a una quadriga terrestre, imitando il Carro del Sole. Già gli Assiri rappresentavano con un carro questa costellazione. BALENA (Cetus) vedi Andromeda. BILANCIA (Libra) Anticamente, questa costellazione faceva parte dello Scorpione, e ne costituiva le chele. Successivamente, data la sua vicinanza con la Vergine, essa venne identificata con la Bilancia simbolo della Giustizia. (Vedi Vergine e Scorpione) BOOTE (Bootes) Questa costellazione era identificata dagli antichi con Arcade, il figlio di Callisto trasferito con lei in cielo da Giove (vedi Orsa Maggiore). Tuttavia, già Omero indica la costellazione col nome di Boote. In greco bovthV (bootes) significa bovaro, nel senso di chi guida i buoi per arare, e corrisponde al latino Bubulus, cioè bifolco. Secondo gli antichi, la stella Arturo aveva notevoli influssi meteorologici poichè quando la si vedeva sorgere poco prima del sole o tramontare nel crepuscolo serale, infuriavano violente tempeste. Questo è comprensibile perchè questi fenomeni si verificano verso febbraio e ottobre, normalmente periodi di tempo perturbato. Il nome della stella Arturo deriva dal greco "Arcturus" e significa "la coda dell’Orsa", poichè si trova sul prolungamento delle tre stelle dell’Orsa Maggiore (il "timone") che indicano appunto la coda dell’animale.
(Vedi Cani da Caccia e Orsa Maggiore)
Questa costellazione rappresenterebbe l’ariete dal vello d’oro che aveva portato Frisso (la pioggia) ed Elle (il lampo) attraverso l’Ellesponto. Entrambi erano figli di Atamante e di Nefele (la nube) che, essendo stata ripudiata dal marito, se ne era andata lasciando la Terra priva d’acqua e perciò sterile. Per far tornare la pioggia, Atamante avrebbe dovuto sacrificare Frisso, ma Nefele difese i figli facendoli fuggire entrambi sull’Ariete (che era provvisto di ali). Durante il viaggio, Elle morì precipitando nello stretto di mare che prese il nome di Ellesponto. Giunto incolume sul monte Eta, Frisso sacrificò l’ariete a Giove e ne appese il vello d’oro in un boschetto sacro, da dove fu poi prelevato dagli Argonauti guidati da Giasone. Presso gli antichi Egizi, a questa costellazione era consacrata la favolosa Fenice, l’uccello leggendario che risorgeva perennemente dalle proprie ceneri. Questo perchè a quei tempi nell’Ariete si trovava l’equinozio di primavera, quindi esso era la prima "casa" occupata dal Sole nel suo cammino annuale e rappresentava la periodica rinascita della vita.
Casella di testo: CANI DA CACCIA (Canes Venatici)
Questa costellazione rappresenta i due cani da caccia Asterione e Chara, i quali sono trattenuti dal pastore Boote forse per impedir loro di inseguire le due Orse nel loro moto attorno al polo. (vedi Boote e Orsa Maggiore) CAPRICORNO (Capricornus) I poeti ed i sacerdoti antichi raccontano che gli dèi si erano radunati in Egitto quando apparve un loro acerrimo nemico, il gigante Tifone. Impauriti, tutti cercarono di mimetizzarsi assumendo le forme degli animali più frequenti nella regione: Mercurio si trasformò in ibis, Apollo in gru, Diana in gatto, e così via. Il dio Pan si immerse fino alla cintola nel Nilo, assumendo l’aspetto di caprone per la parte emergente del corpo e la forma di pesce per la parte sommersa. Giove, ammirato per questa trasformazione, disegnò nel cielo il Capricorno. Già i Caldei parlavano di questa costellazione raffigurandola sotto forma di capra. CASSIOPEA (Cassiopeia) vedi Andromeda. CEFEO (Cepheus) vedi Andromeda.
CHIOMA DI BERENICE (Coma Berenices) Mentre in precedenza questo gruppetto di stelle faceva parte del Leone, nel III secolo a.C. l’astronomo alessandrino Conone la dedicò a Berenice, regina d’Egitto e moglie e sorella (secondo l’uso dei faraoni) di Tolomeo III Evergete, uno dei re che succedettero ad Alessandro Magno nella guida dell’Egitto "grecizzato". Quando Tolomeo andò in guerra contro Seleuco II re di Siria, Berenice decise di dedicare a Venere la sua treccia se il marito fosse tornato salvo. Così avvenne, ma dopo qualche tempo un ignoto ladro si impadronì della chioma custodita nel tempio di Venere. La regina ne fu molto amareggiata, e l’astronomo di corte (Conone, appunto) ebbe l’idea, per consolarla, di dire di aver trovato nel cielo la chioma trasformata in costellazione, dato che Venere aveva gradito il sacrificio. Secondo gli antichi Egizi, questo gruppo di stelle era formato dai chicchi di grano sfuggiti dal fascio di grano tenuto in mano dalla dea Iside, raffigurata nella vicina Vergine. (vedi Vergine) CANE MAGGIORE (Canis Major) e CANE MINORE (Canis Minor)
Nella mitologia classica erano i due cani che accompagnavano il cacciatore Orione. I greci chiamavano (kion) il Cane Maggiore e (prokion, cioè che precede il Cane) il Cane Minore: quest’ultimo termine è stato poi usato dagli astronomi per indicare la stella più luminosa della costellazione (Procione). Quasi sempre, nel passato, il Cane Maggiore è stato identificato con la stessa stella Sirio, tanto che per i Fenici questa stella era chiamata "l’abbaiante", ed anche i Caldei, gli Accadi, i Babilonesi, i Persiani e gli antichi Cinesi vedevano in essa un dio con sembianze di cane. Il nome Sirio pare derivi dal vocabolo "il Risplendente", in sanscrito Sûrya, in greco Seir, e in arabo al-Shi’ra. Gli Egizi veneravano nella stella la presenza benefica del dio Sothis, insieme a quella del Nilo (Sihor) e a quella di un cane premuroso, e tutta la costellazione era dedicata al dio Anubi che veniva rappresentato appunto con la testa di cane. Molti templi edificati nella valle del Nilo dal 1500 a.C. fino al 1° secolo a.C. erano volti in modo che il primo raggio di Sirio, al suo sorgere, colpisse l’altare della sua divinità. Fin dall’antichità, per indicare il periodo della calura estiva si diceva "durante il Cane", corrispondente alla nostra "canicola", poichè in questo periodo il Sole, che si trova nella zona Gemelli-Cancro-Leone, nasconde all’occhio anche la costellazione del Cane Maggiore con la luminosa Sirio. (vedi Orione)

Casella di testo: DELFINO (Delphinus) Raffigurazioni del Delfino appaiono incise su monete siracusane risalenti al 480 a.C.. Vi si scorge un giovane uomo a cavalcioni dell’animale, in ricordo della leggenda che, presso i Greci, voleva che Arione, apprezzato musico di Lesbo, una volta messosi in viaggio verso l’Italia, riuscisse a salvare se stesso ed i beni personali dalla cruenta rapina da parte dell’equipaggio della nave su cui si era imbarcato, gettandosi in mare e portato in salvo da un branco di delfini. La leggenda dice anche che Arione, approdato nell’Italia meridionale, vi fondasse la città di Taranto. Antiche monete di questa città attestano tale tradizione, dove il nome del musico è Taras. Gli Arabi vi vedevano un cammello, pur chiamando la costellazione Al-Dulfin, oppure Al-Salib, cioè La Croce. DRAGONE (Draco) Nella mitologia occidentale, il Dragone aveva il compito di sorvegliare il giardino delle Esperidi dove si trovavano i pomi d’oro che Giunone aveva portato in dono quando aveva sposato Giove. Questo animale venne ucciso da Ercole in una delle sue celebri fatiche. (vedi Ercole)  ERCOLE (Hercules) Il più celebre eroe dell’antichità (Eracle per i greci, Ercole per i latini) appare identico nelle due mitologie classiche. Ercole era figlio di Alcmena e di Giove, che per l’occasione aveva assunto le sembianze di Anfitrione, il marito legittimo di Alcmena. I riferimenti alle sue dodici fatiche si ritrovano in diverse altre costellazioni. La sua figura nel cielo appare rovesciata, in posizione inginocchiata, stringendo con una mano la clava e con un piede schiacciando la testa del serpente (Dragone). (vedi Dragone) ERIDANO  Eridanus)Presso la gran parte degli antichi popoli, questa lunga ma poco vistosa costellazione rappresentava un fiume: il Nilo per gli Egizi, l’Eufrate per i Babilonesi e gli Assiri. I Greci, che non possedevano fiumi importanti, scelsero il Po, in quanto la pianura padana a quei tempi era ancora una terra barbara ed inospitale e perciò alimentava la fantasia: Eridano era in effetti l’antico nome greco del Po. CIGNO (Cygnus) La costellazione del Cigno fu collocata in cielo per onorare l’animale in cui una volta si trasformò Zeus per far visita a Leda, moglie del re di Sparta Tindareo. Da questo amore nacquero due Gemelli, Castore e Polluce che, adulti, presero poi parte all’eroica spedizione guidata da Giasone e diretta alla conquista del Vello d’oro. A questa spedizione partecipava anche il musicista Orfeo, che con il suono della Lira (donatagli da Apollo) allietava le lunghe ore del viaggio. (vedi Gemelli e Lira) CORONA BOREALE (Corona Borealis) Secondo la mitologia greco-romana rappresenta la corona d’oro, con la splendente stella Gemma, donata da Bacco alla triste Arianna, figlia di Minosse, abbandonata da Teseo dopo l’uccisione del Minotauro nel Labirinto.. Per gli Arabi rappresentava un piatto rotto ("la scodella del povero"), per gli aborigeni australiani era un boomerang, per i pellirossa Shawnee era "la Sorella Celeste". CORVO (Corvus) Il dio Apollo si era innamorato di Coro, la bella figlia del re Flegia. Il dio era così geloso che faceva spiare tutte le mosse della ragazza da un suo uccello fidato, il Corvo. Un giorno che era assetato, il dio mandò il Corvo a riempire una coppa con fresca acqua di fonte, ma il volatile lungo la strada si imbatté in un albero di fico coi frutti quasi maturi e decise di attendere che i frutti maturassero. Al suo ritorno, Apollo era furioso, e trasformò il suo piumaggio da bianco a nero; inoltre, dato che il Corvo aveva raccontato falsamente di essere stato aggredito da un serpente d’acqua, vennero fissati nel cielo sia il Corvo, sia la Coppa e sia il Serpente d’Acqua (Idra).
Casella di testo: GEMELLI (Gemini)
Giove, dopo aver assunto l’aspetto di un Cigno, era sceso dall’Olimpo per incontrarsi con Leda (moglie del re di Sparta Tindareo), e dalla loro unione nacquero due gemelli (i Dioscuri, cioè figli di Zeus) che vennero chiamati Càstore e Pòlluce. Durante la guerra di Troia Castore era stato ucciso, tuttavia Polluce (al quale Giove aveva promesso l’immortalità) aveva deciso di accettarla solo a patto che anche il fratello ne fosse partecipe. Giove acconsentì, e stabilì che per l’eternità essi potessero vivere insieme un giorno agli inferi e un giorno fra gli dèi dell’Olimpo. (vedi Cigno)
Presso greci e romani era molto diffusa la venerazione per i Gemelli, e soprattutto li invocavano i marinai: un segno della loro presenza sulle navi erano quelle luci che lampeggiavano improvvise sulle cime degli alberi delle navi, fenomeno elettrico ora chiamato "fuoco di Sant’Elmo", ma che Plutarco chiamava "luci dei dioscuri". Presso i romani, erano comuni imprecazioni "mehercule" e "mecastor", che invocavano eroi possenti per dare vigore all’imprecazione.
Quasi tutti i popoli dell’antichità videro nelle stelle di Castore e Polluce le teste di due figure umane appaiate, salvo gli Arabi che vi scorsero invece due pavoni. 
CIGNO (Cygnus) La costellazione del Cigno fu collocata in cielo per onorare l’animale in cui una volta si trasformò Zeus per far visita a Leda, moglie del re di Sparta Tindareo. Da questo amore nacquero due Gemelli, Castore e Polluce che, adulti, presero poi parte all’eroica spedizione guidata da Giasone e diretta alla conquista del Vello d’oro. A questa spedizione partecipava anche il musicista Orfeo, che con il suono della Lira (donatagli da Apollo) allietava le lunghe ore del viaggio. (vedi Gemelli e Lira) CORONA BOREALE (Corona Borealis)
Secondo la mitologia greco-romana rappresenta la corona d’oro, con la splendente stella Gemma, donata da Bacco alla triste Arianna, figlia di Minosse, abbandonata da Teseo dopo l’uccisione del Minotauro nel Labirinto.. Per gli Arabi rappresentava un piatto rotto ("la scodella del povero"), per gli aborigeni australiani era un boomerang, per i pellirossa Shawnee era "la Sorella Celeste". CORVO (Corvus) Il dio Apollo si era innamorato di Coro, la bella figlia del re Flegia. Il dio era così geloso che faceva spiare tutte le mosse della ragazza da un suo uccello fidato, il Corvo. Un giorno che era assetato, il dio mandò il Corvo a riempire una coppa con fresca acqua di fonte, ma il volatile lungo la strada si imbatté in un albero di fico coi frutti quasi maturi e decise di attendere che i frutti maturassero. Al suo ritorno, Apollo era furioso, e trasformò il suo piumaggio da bianco a nero; inoltre, dato che il Corvo aveva raccontato falsamente di essere stato aggredito da un serpente d’acqua, vennero fissati nel cielo sia il Corvo, sia la Coppa e sia il Serpente d’Acqua (Idra).

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